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AETNEA VISTA MARE

L’area compresa tra il porto e il vecchio borgo di Ognina, si identifica geograficamente con il lungomare di Catania. Percorrendo, per immagini, questa linea di confine tra l’ambiente costruito e quello naturale, si nota sin da subito la costante presenza di “barriere” fisiche e visive, in contrasto con quello che dovrebbe essere un contatto diretto e costante con il mare. La chiusura dell’area del porto, in parte inaccessibile se non tramite autorizzazione e il passaggio della linea ferrata per metà del litorale; la conformazione alta e rocciosa della costa e le molteplici aree dismesse delle Ciminiere, in parte recuperate e in parte in attesa di una nuova destinazione d’uso; i divieti di ingresso e di balneazione all’interno del piccolo borgo di San Giovanni Li Cuti, una delle poche zone di facile accesso al mare ma limitata ad un equivoco ed improprio utilizzo. Tutti elementi, riscontrabili nel documento fotografico, che creano nei cittadini e nei visitatori, un’inconsapevole percezione di “distacco” da quello che, dovrebbe essere un naturale rapporto di convivenza e scambio col mare. La sua presenza perde valore, ed assume un ruolo minore facendo da sfondo a quella che è l’attività ricreativa e sportiva del singolo, che, immerso nella quotidianità, rimane distante e sconnesso ad esso.
Proseguendo l’itinerario iconografico e avvicinandosi al piccolo borgo marinaro, la percezione e la fruibilità del lungomare si modifica e, pur leggendo ancora elementi di chiusura e delimitazione, il contatto con l’acqua sembra risolversi nel desiderio di prevaricare limiti e divieti.
Le potenzialità del luogo sminuite da una scarsa fruibilità del lungomare catanese, attraverso la lettura delle immagini proposte, testimoniano l’incompleto rapporto instaurato col mare e l’irrisolto bisogno di una solerte riqualificazione.
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