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ATTORNO ALLA VARA

Dedicati al festeggiamento di ricorrenze religiose, i giorni di commemorazione dei Santi, mostrano il “sacro” con le celebrazioni per il Patrono, senza tralasciare il “profano” per il divertimento di tutti.
Come un carro trionfale e contenitore delle reliquie del santo, la Vara è il fulcro della festa. Tutto ruota attorno ad essa, tra gesti e ritualità di devozione da una parte e scaramantici dall’altra, nel tentativo di aggiudicarsi, in qualche modo, la grazia del Patrono. Tra la gente che si accalca, chi per avere un’immagine del Santo, chi per fare un’offerta o porgere un fazzoletto per strofinarlo sulla mano della statua, con l’intento di catturare il buon auspicio. C’è chi, oltremodo, porge al capovara il proprio figlio con devozione, per ricevere in cambio la sua protezione. Non appena la statua del Santo viene ben posizionata sul fercolo, inizia il tradizionale giro per le vie del paese. Adulti, anziani e giovani fanno a gara per tirare i due cordoni, mostrando con orgoglio il proprio patrono alla città e, ad ogni fermata, inneggiano a gran voce preghiere e poesie in onore del festeggiato; in coda, un altro gruppo agevola le manovre e all’occorrenza oppone resistenza alla corsa del “carro”, mentre la banda l’accompagna con ritmi di festa e tutto intorno il profumo di torrone e nocciole tostate, i colori dei palloncini e dei giocattoli, creano l’atmosfera giocosa per grandi e bambini.
Leonardo Sciascia nella Corda pazza scriveva che sull’isola di Sicilia le feste erano “tutto”, una esplosione collettiva che oltrepassa il confine religioso e si muove lungo fervide emozioni caratterizzate dalla spettacolarizzazione dell’evento che denuncia origini pagane. Un popolo, quello Siciliano, da sempre pieno di contraddizioni, che non perde occasione per scendere in piazza e schierarsi con il Santo o la Patrona più amata, per la cosiddetta “guerra dei santi”. Il bisogno del popolo di riunirsi, sentirsi partecipe e appartenente ad una comunità, si manifesta proprio nel momento di ringraziare un Santo durante la festa del paese, che è la cosa più sacra, la cosa per cui vale la pena di lavorare un intero anno e per cui bisogna essere pronti ed impeccabili.

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